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PSICOFARMACI: ecco cosa ne penso

Un’epidemia che tocca 11 milioni di italiani

 

Introduzione a cosa penso degli Psicofarmaci

Oggi vorrei parlarti di un argomento molto delicato, ma credo che possa essere d’aiuto per tanti ragazzi, quindi mi prendo la responsabilità di scrivere questo articolo. Tempo fa ho fatto una chiamata di coaching con un ragazzo che mi raccontava di avere tante ambizioni. E’ molto giovane, vuole viaggiare, girare il mondo, fare carriera, aprire un business online e diventare indipendente. Tanti desideri e tanti sogni, però il problema è che da diversi anni prende degli psicofarmaci che letteralmente lo bloccano. Lo fanno diventare in qualche modo insensibile, apatico e pieno di paure.

Si sente molto in imbarazzo a parlarne, si vergogna di prendere questi psicofarmaci e si sente un malato menale. Si sente bloccato da questi medicinali che prende per stare bene, anche se non ha nessun problema mentale, non ha nessun disturbo particolare. Ha soltanto attraversato dei momenti difficili di crisi e depressione, dei momenti altalenanti di alti e bassi. Ha dovuto affrontare diverse questioni, come gli studi, alcuni problemi familiari, il lavoro. I soliti inconvenienti della vita insomma. Però si era trovato in un momento particolarmente buio dove non riusciva più a gestire questo dolore, questa sofferenza e quindi ha deciso di andare da uno psicologo.

Questo psicologo è anche uno psichiatra e gli ha sottoscritto degli psicofarmaci per temporeggiare un attimo quel dolore, per cercare di gestirlo in quella fase acuta. Il problema è che poi da quella fase non è più uscito, ha continuato a prendere gli psicofarmaci e adesso ne è diventato dipendente, da diversi anni. Quindi sente che sta vivendo al 50%, perché si sente un po’ spento, non ha più quella vivacità che aveva un tempo, non sente più veramente a pieno le sue emozioni.

È come se la sua anima fosse appassita.

Molto spesso questi sono gli effetti collaterali degli psicofarmaci e sono molto comuni. Continuano a farti funzionare, magari mantengono un umore stabile e non ti fanno cadere in depressione e andare in crisi totale. Però poi è anche vero che non ti fanno vivere le gioie della vita, non ti fanno vivere quelle emozioni alte, quei momenti di soddisfazione. Non ti danno quella determinazione, quella creatività, quell’energia e la passione per realizzare i tuoi sogni e fare ciò che ami. E questo è proprio il suo il problema, per questo vuole in qualche modo liberarsene per vivere una vita libera e non più schiava di questi medicinali.

Puoi anche guardare il mio video “Psicofarmaci: un’epidemia che tocca 11 milioni di italiani”

 

Ora ci tengo a fare una premessa.

Non sono un medico, non sono psicologo, non sono psichiatra e tanto meno ho la soluzione a questo problema. Non voglio assolutamente presentarmi per qualcuno che non sono. Soprattutto ho il massimo rispetto e la massima empatia per tutte quelle persone che prendono psicofarmaci, perché in alcuni casi sono davvero necessari. Conosco tante persone che li hanno presi per un periodo, per gestire quel dolore veramente insopportabile che posso capire perfettamente e poi li hanno abbandonati per continuare la loro vita. Tante persone invece continuano ad utilizzarli quotidianamente, anche se non hanno delle problematiche così importanti.

Questo messaggio è rivolto a tutti quei ragazzi che stanno attraversando momenti difficili, che magari hanno iniziato a prendere psicofarmaci, oppure stanno considerando l’idea. Perché magari sono in un periodo difficile di ansia, crisi, depressione, attacchi di panico o qualsiasi cosa essa sia. Il mio è un messaggio personale, da ignorante, perché deriva semplicemente da come vedo il mondo e dalla mia esperienza. Quindi prendilo con le pinze. Non sto giudicando nessuno, semplicemente voglio condividere il mio punto di vista con il massimo rispetto.

Il mio punto di vista

Purtroppo, molto spesso ci vengono prescritti questi farmaci con molta facilità e noto che sta aumentando sempre di più. Ho guardato velocemente qualche statistica online e ho visto che più di 11 milioni persone in Italia assumono psicofarmaci soltanto per gestire il momento di depressione, di crisi, di stress. Molto spesso questi momenti bui sono causati dal lavoro, da relazioni, da una vita estremamente attiva, dinamica e artificiale. In America le statistiche sono ancora più in alto. Se non ricordo male, una persona ogni tre prende psicofarmaci per poter riuscire a funzionare e operare in questa società incredibile.

Questi dati sono pazzeschi. Si tratta di una cosa recente, gli psicofarmaci sono stati inventati in questo secolo, non tanto tempo fa. Quindi è un fenomeno che ancora è completamente nuovo, ma sta aumentando in maniera esponenziale, drastica.

E dal mio punto di vista, gli psicofarmaci possono aiutare in certi casi, ma molti ragazzi, soprattutto giovani, devono capire una cosa importante. Questi momenti di crisi, di difficoltà, in cui spesso entra in gioco l’attacco di panico, soprattutto fra i 16 e i 28 anni, sono un vero e proprio campanello di allarme. Come se la vita stessa ci stesse avvisando. E ci avvisa dandoci ansia, stress, attacchi di panico per dire

“Ascoltami un attimo, qua c’è qualcosa da cambiare”.

Per questo ti dico di non sopprimere questo campanello. Non sopprimere e non zittire questo avvisa che ti sta dando la vita con gli psicofarmaci, con i medicinali. Piuttosto cerca di capire dove ti vuole portare questo campanello, quale messaggio vuole comunicarti. Spesso ci rendiamo conto che questo campanello ci sta dicendo che abbiamo dei problemi irrisolti del passato, magari dei traumi che dobbiamo affrontare, dei problemi che ancora ci portiamo dietro come un peso sulle spalle.

Ne ho parlato anche in questo articolo.

Oppure ci stai dicendo che stiamo vivendo uno stile di vita non autentico, una vita che non ci appartiene, magari in una città che non sentiamo nostra. Forse viviamo in una città troppo dinamica, troppo piena di grattacieli, di edifici, di gente in giacca e cravatta, di macchine, traffico, smog. O magari ci sta dicendo che abbiamo delle persone tossiche a fianco a noi. Dei genitori che ci giudicano, che ci fanno sentire in colpa, degli amici che ci fanno sentire sempre inadeguati e ci deridono. Potremmo avere una visione limitata della vita o essere bloccati in una relazione che non ci appartiene. E allora dobbiamo trovare il coraggio di lasciare quella persona, perché dobbiamo procedere per il nostro cammino per poi trovare la persona giusta. Questo campanello d’allarme ci sta cercando di passare un messaggio.

E il messaggio molto spesso è doloroso, per questo ci fa cadere in crisi, in depressione e ci trasmette ansia. Mi ricordo che qualche anno fa, quando ero in una fase in cui dovevo cambiare, ma non avevo il coraggio di farlo. Non riuscivo più a respirare e potevo benissimo rivolgermi a un medico, iniziare a prendere gli psicofarmaci per calmarmi. E anche qualche anno prima ho affrontato un momento davvero difficile perché avevo delle questioni del passato da affrontare e sono caduto nel buio totale. Avrei potuto prendere gli psicofarmaci per superare l’ansia e gli attacchi di panico sempre più frequenti. Ma grazie a Dio ho trovato delle persone che mi hanno fatto capire che avrei potuto medicarlo, soltanto temporaneamente però. Mi hanno fatto capire che c’era qualcosa di più profondo dietro.

Lo psicofarmaco tampona il problema nell’immediato, ma il problema te lo porti dietro per sempre e diventerai dipendente dallo psicofarmaco, non sarai mai libero. Diventerai sempre più schiavo di questi medicinali, schiavo delle prescrizioni che qualcuno ti deve fare. E questo è tutto tranne che libertà.

 

Gli psicofarmaci rendono schiavi

Conosco un ragazzo che stavo andando all’università, una facoltà particolarmente difficile. Stava vivendo un periodo molto intenso, aveva tanti esami da dare e soprattutto dei genitori che si aspettavano dei voti alti, perché stavano pagando per quell’università. Il ragazzo non ha passato un paio di esami di seguito e di conseguenza è caduto nello sconforto totale. I genitori hanno iniziato a dirgli che non era bravo, che non era abbastanza. Poi vedeva tutti i suoi compagni che avevano passato gli esami e si buttava ancora più giù.

Ha attraversato un periodo di depressione e la madre lo ha portato da uno psicologo per cercare di superare questa crisi, perché stava sempre a letto e non aveva energia. Lo psicologo/psichiatra gli ha prescritto appunto dei medicinali e questo ragazzo, da allora ne è ancora dipendente. Sono passati più di quattro anni.

Il motivo è stato semplicemente aver fallito un paio di esami all’università, perché aveva troppa pressione. Mi chiedo se abbia fallito perché la vita gli stava dicendo che quello non era il suo percorso di studi, o semplicemente che avrebbe dovuto prendersi i suoi tempi per prepararsi meglio. C’è un messaggio da percepire. E anziché sopprimere quel fallimento, quel dolore, si poteva imparare qualcosa. Poteva liberarsi e crearsi una vita migliore, diventare una persona migliore da quel fallimento, invece no. Adesso è completamente schiavo di questi farmaci e riesce a malapena a funzionare. Nel senso che si sveglia, si veste, continua a studiare, ma fondamentalmente è quasi uno zombie con le gambe.

Il suo corpo è ancora in vita, ma la sua anima è morta. Perché purtroppo i farmaci fanno questo, spengono la nostra anima, spengono la nostra creatività e il nostro cuore. Spengono tutto il bello, la luce della vita e dobbiamo renderci conto di questo. Questo messaggio è rivolto in particolar modo a tutti quei ragazzi che la vedono come una soluzione facile e temporanea, ma non lo è. Pagherai un prezzo davvero alto, non è assolutamente gratuito. E ripeto, non sono un medico, quindi se ti consigliano di prendere dei farmaci magari ci sta per temporeggiare un attimo quella sofferenza perché è ingestibile. Però non diventarne schiavo, renditi conto che

La tua vera libertà è la libertà di avere il coraggio di affrontare i tuoi demoni e le tue paure.

 

Ci vuole coraggio

Rendiamoci conto che molto spesso le persone che prendono psicofarmaci perché hanno momenti di crisi, sono persone straordinarie. Sono persone ipersensibili, con dei doni unici e delle qualità rare. Queste qualità però le spengono completamente con dei farmaci, quando invece si può trovare il coraggio di affrontare le difficoltà. Bisogna imparare queste lezioni e tirare fuori veramente la tua versione migliore. Entra dentro di te e conosciti a fondo perché puoi diventare una persona incredibile, una vera forza della natura.

Le persone che decidono di affrontare i propri problemi possono diventare degli artisti, degli scrittori, dei poeti. Possono prendere quel dolore e convertirlo in arte, in creazione pura. Possono diventare degli architetti incredibili, o degli sceneggiatori, possono esprimere le più belle forme d’arte. Perché nella maggior parte dei casi, questi momenti di crisi nascondono persone sensibili e nascono dal dolore, quindi cerchiamo di non sopprimerlo. Questo è il mio invito, anche se so che a volte è ingestibile, non voglio generalizzare. Però mi stringe il cuore vedere tanti ragazzi giovani con un grande potenziale che poi si spengono a 18 anni, a 22 anni o 24 anni, pensando che quella sia la soluzione.

Questo articolo è un po’ un libero sfogo, ma ci tengo ad aggiungere un’ultima cosa. Cito spesso una frase di Krishnamurti, che dice

“Non è segno di salute mentale adattarsi a una società profondamente malata”

Dobbiamo renderci conto che viviamo in una società malata, una società disfunzionale. Una società che ammira ed esalta il successo, i soldi, la fama, la popolarità, la giacca e la cravatta e grattacieli alti 300 piani. Una società che esalta le macchine lussuose e tutte queste cose artificiali.

Ci siamo scostando sempre di più da quella che è la natura, da quella che è l’essenza della vita, le nostre origini, sempre di più. Quindi molte persone fanno ricorso a psicofarmaci per riuscire a adattarsi in questa società, per riuscire a funzionare, ad andare tutte le mattine in ufficio e a lavorare. O per andare tutte le mattine all’università e studiare per assecondare le aspettative della società, di amici, genitori e insegnanti. Ma dobbiamo renderci conto che questa società è profondamente malata, quindi prendi psicofarmaci per adattarti ad una malattia.

È paradossale ed è importante essere consapevoli di questo, perché molto spesso non c’è nulla noi che non va. È assolutamente normale avere ansia e attacchi di panico, perché siamo in un contesto che non è sano. Non siamo noi sbagliati, ma è tutto quello che ci circonda ad essere completamente sbagliato e per questo anziché medicare questi sintomi, bisogna cambiare vita.

Ascolta quella voce che ti dice di cambiare e crea uno stile di vita più adatto a te, alla tua essenza. Potresti tornare in contatto con la natura, andare in spiaggia, sotto le palme in India, come me ad esempio. Ma non devi per forza fare questo, ognuno ha la propria vita ideale. Però cerca di tornare a una vita un pochino più semplice, entrare in contatto con gli animali, con la natura e con persone genuine. Allontana le persone artefatte che parlano soltanto di successo, di far più soldi e ti spingono magari verso una strada che non ti appartiene.

Cerca di ascoltarti.

Prova a capire qual è la tua vita ideale, cosa ti fa stare bene, qual è la vita che ti farebbe eliminare completamente l’ansia e la depressione. Poi corri a creare quella vita, perché poi non avrai più bisogno di psicofarmaci, te lo posso garantire. Perché molto spesso non sei tu il problema e quei sintomi che avverti sono normali e non devi sopprimerli.

E spero che questo articolo possa toccare e arrivare dritto al cuore delle persone a cui deve arrivare, perché so che può aiutare tanti. Spesso non abbiamo le risorse, non abbiamo le persone giuste, non abbiamo gli strumenti e le conoscenze. Quindi quando stiamo male ci rivolgiamo ai genitori e medici, che tendono però a portarci verso quella direzione. Se invece avessimo intorno persone che ci dicono di accettare quel dolore, di ascoltare la crisi e l’ansia che abbiamo. Forse capiremmo che c’è qualcosa da cambiare, una relazione, il lavoro, il percorso di studi, oppure lo stile di vita in generale.

A volte abbiamo gli strumenti giusti, le informazioni giuste e le persone giuste che ci guidano con empatia e passione. Persone in grado di capire e ascoltare. Quelle che ti dicono “non c’è nulla di male se sei in crisi, anzi sto male anch’io”.

Accetta questo dolore, perché ti stravolgerà la vita.

 

Nota finale: ci tengo a precisare di nuovo che questa è semplicemente la mia opinione. Sono perfettamente consapevole che in alcuni casi l’utilizzo di psicofarmaci è indispensabile e può essere molto utile nel percorso di guarigione della persona.

 

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Spero che questo articolo ti sia stato utile.

Un abbraccio e a presto,

Gabri