Sei troppo buono

“Sei troppo buono.”  mi dicevano tutti.

 

Me lo diceva il mio capo in hotel, il socio dell’agenzia di Milano, i miei colleghi nella discoteca dove lavoravo nel weekend, i miei amici e molte persone che mi conoscevano.

 

Ero “troppo buono” nelle relazioni, nel lavoro e nella vita in generale.

 

Mi veniva detto che ero “troppo buono” non tanto come complimento. Ma più come una critica nell’essere troppo “morbido” in questa società così spietata, soprattutto al lavoro.

 

Così ho iniziato a vedere questo essere “troppo buono” come un difetto. Come un qualcosa che dovevo cambiare, o almeno migliorare.

 

Il mondo della crescita personale diventò la mia bibbia. Volevo diventare più carismatico, persuasivo, convincente e rispettato dagli altri. Non volevo passare come una persona buona, debole e morbida, ma come un uomo forte, determinato e di successo.

 

Povero me. In quel momento non sapevo che mi stavo allontanando ancora di più da me stesso. Stavo costruendo una maschera ancora più grande. Un falso sé sempre più rigido.

 

 

Ad un certo punto, ho iniziato a sentire un forte desiderio di cambiare vita.

 

Volevo lasciare Milano, i miei lavori… tutto.

 

E onestamente, solo ora riesco a capirne il motivo.

 

Mi stavo irrigidendo.

 

Stavo cercando di diventare una persona che non ero. Cercavo disperatamente di rientrare negli schemi della società in cui mi trovavo.

 

Volevo essere accettato, rispettato e volevo diventare a tutti i costi una persona di successo. Ma soprattutto, non volevo essere più considerato “troppo buono”.

 

A distanza di 5 anni, mentre scrivo queste righe, mi scappa un sorriso di compassione.

 

Guardandomi indietro, mi rendo conto che la mia “bontà”, “morbidezza”  e “sensibilità” erano i miei più grandi doni. ù

I miei punti di forza. Le vere qualità del mio cuore.

 

Purtroppo però non ero in grado di vederle.

 

Ma non solo, cercavo in tutti i modi di eliminarle dalla mia vita.

 

Non è un caso se, mese dopo mese, il mio cuore ha iniziato a guidarmi verso il Sud Est Asiatico.

 

Anche se non ci ero mai stato, sentivo di essere attratto verso un luogo, una cultura ed una società, più allineata con queste caratteristiche.

Non sto dicendo che sia necessario prendere e trasferirsi in Asia. Assolutamente no.

 

Però, se ti consideri anche tu una persona “troppo buona”, credo che sia importante porci questa domanda:

 

Il lavoro, lo stile di vita e  le relazioni che ho attualmente,

mi stanno irrigidendo o ammorbidendo?

 

 

Per irrigidirci intendo che stiamo costruendo delle maschere per poter funzionare in questa società. Stiamo diventando una persona sempre più competitiva, fragmentata, persuasiva, manipolatrice ed affamata di successo, denaro, fama o potere.

Ci stiamo conformando sempre di più con la rigidità, negatività e disfunzione della società.

 

Per ammorbidirci invece intendo che stiamo lentamente togliendo le maschere che abbiamo creato nel corso degli anni. Stiamo diventando sempre più sensibili, compassionevoli, gentili, comprensivi, amorevoli e spirituali. Sempre più noi stessi.

Ci stiamo avvicinando sempre di più alla nostra anima, vivendo in modo semplice ed autentico.

 

 

Il grande Krishnamurti disse:

 

Non è segno di salute mentale, essere ben adattati ad una società profondamente malata.

 

 

E’ molto probabile che questa tua bontà, nascondi il tuo più grande dono.

 

Magari sarà una porta d’ingresso per una nuova professione e per un nuovo stile di vita, come è successo proprio a me. Chissà.

 

Il mio invito per te è di farti guidare da questa tua bontà.

 

Non aver paura di ammorbidirti nel calore del tuo cuore.

 

Poco importa se ci troviamo a Milano, Roma, Parigi, Los Angeles, Sydney o Bali. Stiamo parlando di un viaggio interiore qui.

 

Un viaggio di accettazione.

 

Un viaggio verso noi stessi.

 


Un viaggio verso casa.

 

Un abbraccio,

Gabri

 

 

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