CRISI FAMILIARE

Conosci quella sensazione in cui senti che stai cambiando interiormente, stai crescendo come persona e stai mettendo molte cose in discussione, e le persone intorno a te non sanno più come comportarsi con te?

 

Non sanno più come relazionarsi. Come prenderti.

 

Non riescono a capire ciò che ti stia accadendo.

 

“Sei diverso.”

 

“Sei strano.”

 

“Non sei più quello di prima.”

 

Quanti di voi hanno vissuto questa esperienza?

 

Io l’ho vissuta più volte nel corso della mia vita, e la sto vivendo in modo intenso proprio nell’ultimo periodo.

 

Questo è ciò che intendo per CRISI FAMILIARE.

 

Ovvero una difficoltà nel mantenere delle relazioni familiari, nel momento in cui siamo in continuo cambiamento ed evoluzione.

 

Ci tengo a precisare che per famiglia non intendo solo genitori, fratelli o sorelle. Ma anche parenti, fidanzati, mogli, mariti, amici, colleghi, conoscenti e tutte le persone familiari nella nostra vita.

 

Persone che ci “conoscono”.

 

Ho messo la parola “conoscono” tra virgolette perché, man mano che ci evolviamo, scopriamo che siamo proprio noi i primi a non conoscerci.

 

E mentre intraprendiamo questo percorso di scoperta interiore, la domanda sorge spontanea:

 

Se io stesso non mi conosco, come fanno a conoscermi gli altri?

 

 

Scopriamo che la nostra vera natura, non può essere definita e tantomeno etichettata.

 

Ciò che è possibile etichettare invece è il nostro personaggio, il nostro senso di identità temporaneo.

 

Ma è anche vero che questo senso di identità, se ci mettiamo veramente in discussione, è garantito che cambierà con il tempo.

 

Ecco, la crisi familiare nasce proprio dal cambiamento costante di questa identità superficiale. Esteriore.

 

Veniamo giudicati, criticati, per non essere più quelli di prima.

 

Una delle cose che succede più comunemente, è che le persone a noi care cercano di farci tornare come eravamo prima.

 

Spesso agendo in modo indiretto e manipolatorio. Conoscono molto bene quali sono i nostri punti deboli e tasti dolenti, e fanno leva proprio su di essi, per farci tornare come eravamo prima.

 

Ovviamente non lo fanno per cattiveria, ma per un desiderio ardente di reinstaurare la relazione di prima, visto che ora sembra essere cambiata.

 

Ma dentro di noi, nel profondo della nostra anima, sappiamo che questo non è più possibile.

 

Non siamo più quella persona.

 

Quella versione di noi, è morta. E non possiamo più tornare nei panni di quella persona. Vorrebbe dire andare contro la nostra natura. Regredire.

 

E’ come un serpente che cambia la pelle.

 

Non può più tornare indietro. E’ la sua natura. E’ parte dell’evoluzione animale.

 

 

Lo stesso vale per noi.

 

Il rapporto con una persona cara può evolvere, ma non può più tornare come prima.

 

Più le persone cercano di relazionarsi e “Ri-Animare” quella nostra versione passata, e più si crea divisione.

 

Più ci sentiamo incompresi e  soli.

 

Ma soprattutto, ci sentiamo poco amati.

 

Scopriamo che molte persone a noi care, amavano il nostro personaggio, la nostra “pelle vecchia”. Ovvero quella versione di noi che ora non esiste più.

Scopriamo che non hanno mai amato la nostra vera essenza…

 

… la nostra ANIMA.

 

Ma in un certo senso, è normale che sia così.

 

Perché siamo noi in primis a non amare del tutto la nostra anima. La stiamo stiamo ancora scoprendo, un passettino alla volta.

 

E se noi stessi la stiamo ancora scoprendo, come possiamo pretendere che gli altri la riconoscano e la amino?

 

 

Nel video di oggi faccio l’esempio di avere un figlio. Magari ne hai già uno.

 

Da genitori, sappiamo che un figlio cambia completamente da quando ha tre anni, a sette, a dodici, a diciassette, a ventidue e così via.

 

Non possiamo parlare a nostro figlio di 15 anni nello stesso modo di quando ne aveva 7.

 

 

Sappiamo che è nostra responsabilità adattarci continuamente alla sua crescita, relazionandoci con lui in modo diverso, in ogni fase di vita…

 

In poche parole:

 

E’ nostra responsabilità reinventare costantemente la relazione.

 

Nostro figlio “perderà la pelle” più e più volte durante la sua crescita. E noi, da genitori, ci adattiamo costantemente alla sua evoluzione. Senza rimanere attaccati alla sua pelle vecchia.

 

Però….

 

Per qualche strano motivo, quando il mondo esterno ci considera “adulti”, non siamo più incentivati a crescere ed evolverci.

 

Perdere la pelle diventa sbagliato.

 

Evolverci diventa quasi una minaccia.

 

Al contrario di un bambino, da adulti c’è una spinta nel rimanere uguali. Statici. Immutabili.

 

Un invito silenzioso a definirci. Etichettarci. Consolidarci. Metterci in una gabbia.

 

C’è una richiesta inconscia da parte del mondo esterno di diventare delle persone stabili, coerenti… o forse, è meglio dire, stagnanti.

 

E’ proprio in quel momento che la nostra evoluzione viene interrotta e barattata in cambio di un senso illusorio di stabilità e di identità.

 

Quel senso illusorio di  identità diventa la nostra Ancora. 

 

L’ancora ha la funzione di tenerci a terra.

 

Ci da una sensazione di stabilità, ma allo stesso tempo non ci permette di muoverci, di cambiare, di esplorare, di crescere, di evolverci.

 

Nel video di oggi approfondisco questi concetti. E alla fine ho una domanda per te.

 

 

► Consulenza 1-1: https://www.gabri.life/consulenza/