3 GIORNI AL BUIO: RITIRO SPIRITUALE

INTRODUZIONE

 

In questo articolo vorrei condividere la mia recente esperienza di 3 giorni al buio, in Thailandia.

E’ da quando ho terminato questa esperienza, circa un mese e mezzo fa, che sento il desiderio di raccontarla e condividerla, ma non è sicuramente facile trovare le parole giuste per farlo.

Sono giunto alla conclusione che non sarò mai del tutto pronto per farlo, e le parole giuste non arriveranno mai, proprio perché le parole non sono in grado di esprimere un’esperienza così intima e profonda.

 

Ma eccomi qui, almeno a provarci. 🙂

 

Nella prima parte di questo articolo condividerò il periodo che mi ha portato a decidere di fare questo ritiro, per poi arrivare all’esperienza di per sé.

 

Nella seconda parte invece condividerò ciò che ho provato interiormente durante questa esperienza, le lezioni che ho imparato e le intuizioni che ho ricevuto.

 

Una delle cose che ho capito proprio durante questo ritiro, è che la mia vita e le esperienze che faccio in giro per il mondo, sono fatte per essere condivise.

Dunque spero che ciò che andrò a condividere con te possa essere utile, ispirarti o semplicemente darti un punto di vista differente per la tua vita.

 

Detto questo, direi di non perdere altro tempo ed iniziare.

 

LA CHIAMATA

 

Da quando ho lasciato la mia vita “ordinaria” nel 2015 in Italia, ho iniziato a seguire sempre di più il mio intuito.

 

Quella vocina interiore che, anziché urlare come fa la mente… sussurra. Bisbiglia.

 

Una voce profonda, intima, che arriva direttamente dal cuore.

 

Negli ultimi anni questa vocina mi ha invitato a fare diverse esperienze spirituali, che hanno avuto un impatto importante nella mia vita.

 

Tra le tante esperienze, nel 2015 ho sentito la chiamata di fare un ritiro di Meditazione Vipassana di 10 giorni, in Indonesia. E così mi sono ritrovato a trascorrere Natale e Capodanno a meditare 11 ore al giorno, con dei monaci Buddhisti, in completo silenzio.

 

Nel 2016, a Bali, la vita mi ha fatto incontrare una Coach Emotiva, che mi ha aiutato per 8 mesi a rientrare in contatto con le mie emozioni represse e con la mia parte più autentica, che avevo abbandonato per molti anni.

 

Nel 2018 ho sentito la chiamata di andare in Sud America, per scoprire la cultura Shamanica e provare le medicine della foresta Amazzonica, come Ayahuasca e San Pedro. Ho trascorso 8 mesi in Sud America, di cui 3 a stretto contatto con una famiglia straordinaria di Shamani in Ecuador. E’ stata un’esperienza che ha cambiato profondamente la mia vita.

 

Nel 2019 sempre quella vocina mi ha portato in India.

 

Ho vissuto per un po ad Auroville, la città spirituale dove si vive senza soldi, successivamente ho partecipato al ritiro “Inner Engineering” nell’Ashram di Sadhguru a Coimbatore, poi ho abbracciato Amma ad Amritapuri, ho trascorso diversi giorni nell’Ashram di Srimana Maharsi a Tiruvannamalai, ho fatto un ritiro di Tantra e così via…

Sono rimasto in India per circa un anno, tra Kerala, Goa e Tamil Nadu.

Arriva il 2020, è Febbraio, e mi trovo ad Arambol (Goa). Ho appena terminato un corso intensivo di Shamanic Healing Breathwork e dentro di me nasce il desiderio di tornare per un po nella mia cara Thailandia.

Prima di lasciare l’India però prendo una Royal Enfield e faccio un roadtrip in solitaria ad Hampi. Un posto magico, divino. Che consiglio a tutti di visitare almeno una volta nella vita.

Dopo Hampi vado a Pune per una settimana. Mio padre mi avrebbe dovuto raggiungere a Delhi per un tour insieme nel Nord dell’India, ma il covid-19 annulla tutto, così mi decido finalmente di lasciare l’India e di prendere un volo di sola andata per Bangkok.

 

L’india è magica. Mistica. Ma intensa. Molto intensa. La Thailandia invece la vedo un po come un culla. Ti dona lo spazio necessario per recuperare le energie, stando in un’atmosfera accogliente e confortevole.

 

Riesco ad entrare in Thailandia giusto in tempo, perché  a causa del Covid, dopo qualche giorno sia l’India che la Thailandia chiudono le frontiere a tempo indeterminato, bloccando ogni tipo di ingresso nei rispettivi paesi.

 

Ok, non mi aspettavo di andare così indietro e raccontare tutto queste esperienze personali, ma non mi ero mai preso del tempo per farlo…  ed è piacevole poter unire queste esperienze in una linea temporale.

 

Ora arriviamo al ritiro al buio. 🙂

 

Mentre sono a Bangkok , mi compare su Youtube un video di Aubrey Marcus, che condivide la sua esperienza di un ritiro spirituale molto particolare. Lo chiama “Darkness retreat”, ovvero un ritiro in isolamento, completamente al buio.

Ascoltando la sua esperienza, nasce in me un senso di oppressione e di paura. Dentro di me penso: “Assurdo. Non credo di poter mai fare un’esperienza del genere”.

Continuo a vagabondare per Bangkok, mi sento abbastanza perso  e confuso. Non so bene che cosa fare nei mesi successivi.

Dopo 2 anni da Vegetariano, riprendo anche a mangiare carne. Mi osservo mentre divoro un Hamburger e penso: “che strano.”

Nel frattempo, dopo 8 mesi di assenza, riprendo anche a fare video su Youtube. Questo è il video dove racconto la mia assenza di 8 mesi.

 

Una mattina mi sveglio e sento intuitivamente di dover lasciare Bangkok, e di spostarmi al mare. Vado online, prenoto un volo e la mattina dopo sbarco su una delle mie isole preferite al mondo: Koh Phangan.

 

Nel giro di pochi giorni la Thailandia annuncia il lockdown del paese e la cancellazione di ogni volo e trasporto. Se non avessi seguito quella vocina, sarei rimasto intrappolato per circa 2 mesi tra i grattacieli, il traffico, lo smog, l’umidità ed il consumismo sfrenato di Bangkok.

 

Dopo un paio di settimane a Koh Phangan, il mio intuito non è ancora soddisfatto, e mi invita a spostarmi di nuovo.

 

Non ero molto favorevole nel fare nuovamente la valigia e spostarmi. Ero abbastanza stanco e la confusione continuava ad accompagnarmi.

 

Però non è nulla di nuovo.

 

Ormai è 4 anni che l’intuito mi porta dove vuole lui. Ed ogni volta che non lo ascolto, mi pento.

 

L’universo mi fa trovare online una casa da sogno, immersa completamente nella Giungla di Koh Samui, che è l’isola di fronte a Koh Phangan.

Prendo il battello la mattina, vado a vedere la casa… e appena la vedo penso: “E’ lei!”

Pago la caparra e la blocco, torno a Koh Phangan la sera, cancello l’alloggio attuale perdendo una settimana di affitto.  Alle 5 di mattina del giorno dopo riprendo il battello per trasferirmi a Koh Samu, nella casa nuova, dove mi trovo tutt’ora.

 

E’ accaduto tutto con una velocità ed un senso di urgenza inaspettato.

 

Due giorni dopo, il governo Thailandese blocca anche ogni spostamento interno nel paese. Sorrido, e ringrazio l’intuito per guidarmi anche questa volta. Soprattutto quando non comprendo.

 

(Ci siamo quasi, stiamo finalmente arrivando al ritiro al buio) 🙂

 

Dopo qualche settimana a Koh Samui, apro YouTube e mi compare un video di Kyle Cease, che racconta di aver appena concluso un ritiro al buio di 10 giorni. Si trattava della stessa identica esperienza di Aubrey Marcus, ovvero il “Darkness retreat”.

Ok….

A questo punto non posso più ignorare questa sincronicità.

 

In 32 anni di vita, non avevo mai sentito parlare di quest’esperienza al buio. Adesso invece, nel giro di un solo mese, mi compare per ben due volte.

 

Sarà mica un segnale?

 

Per pura curiosità, faccio una piccola ricerca su internet.

 

Tra le tante cose, su Wikipedia scopro che il ritiro al buio è un’antica pratica della tradizione Buddhista – Tibetana. Ma non è assolutamente una pratica comune. Infatti nell’Himalaya questo ritiro al buio viene fatto solo dai Monaci più anziani ed esperti, che hanno acquisito decenni di pratica spirituale.

 

Continuo la mia ricerca e scopro inoltre che questi “Ritiri al buio” sono estremamente rari nel mondo, non si trovano molti luoghi che offrono questo tipo di esperienza.

Oltre ai monasteri tradizionali Tibetani, che spesso non permettono di fare quest’esperienza alle persone comuni, ne trovo alcuni più moderni e “new age”, accessibili ad un pubblico generico.

Ne trovo uno in Germania, uno negli USA, uno in Costa Rica… ed uno… in Thailandia.

 

Apro il link di quello in Thailandia. E quasi cado dalla sedia!

 

Scopro che uno dei pochi ritiri al buio presenti al mondo, si trovava nell’isola di fronte alla mia: Koh Phangan!

 

Il ritiro si chiama:

Dark Retreat Earth Domes di Koh Phangan.

 

La chiamata si stava facendo sempre più chiara, ed inevitabile. Decido di mandare una mail a questo ritiro, a puro scopo informativo.

Eravamo ancora nel mezzo del Lockdown, i trasporti interni erano di nuovo aperti, ma la maggior parte delle attività erano comunque chiuse. Dunque era molto probabile (e forse speravo) che anche il ritiro fosse chiuso.

Antosh, il proprietario del Dark Retreat Earth Domes, mi risponde dopo qualche ora, dicendomi che sono aperti, che hanno piena disponibilità e che sono il benvenuto!

 

OK. A questo punto non ho più scelta.

 

Nonostante il terrore nel fare quest’esperienza, le sincronicità erano troppo evidenti per essere ignorate.

 

E’ fine Giugno 2020 e decido di prenotare 7 giorni al buio, con l’inizio pianificato per la prima settimana di Agosto. Così da avere un po di tempo per prepararmi psicologicamente e spiritualmente.

 

Faccio anche un video su YouTube, dove annuncio l’esperienza.  Lo intitolo “E’ ORA”

 

Lo intitolo così perché la chiamata era molto forte. Sentivo che era arrivata l’ora di staccare dal mondo esterno, ed entrare dentro di me.

 

Il cuore mi chiamava. Sussurrando.

 

Mi invitava a togliere le distrazioni esterne, e di concentrare la mia attenzione e le mie energie nella parte più intima della mia esistenza.

Il mondo sta attraversando un periodo di totale caos, confusione ed incertezza. Il livello di manipolazione mediatica e politica nella nostra società è imbarazzante. La paura, l’incertezza e la confusione per il futuro sono diventate il pane quotidiano del nostro mondo.

Ma nonostante ciò, la maggior parte di noi continuano a puntare il dito esteriormente, senza prenderci mai la responsabilità della nostra vita. Continuiamo a cercare le soluzioni ai nostri problemi esteriormente, quando in realtà sappiamo benissimo che le vere risposte e soluzioni, sono tutte dentro di noi.

 

Il nostro cuore ha la verità. Non la nostra mente.

 

Con il video  che ho fatto, non volevo invitare le persone a fare un’esperienza come la mia al buio, ci mancherebbe,  ma semplicemente di iniziare a guardarci di più interiormente, anziché continuare a distrarci ed intrattenerci con la superficialità del mondo esterno.

 

Il mondo esterno non è altro che uno specchio del nostro mondo interno.

 

Questo è il video a cui faccio riferimento:

 

 

Inizialmente, come ho detto, ho prenotato il ritiro al buio per 7 giorni. Ma nelle settimane successive di Luglio, mi è capitato per ben 3 volte di svegliarmi nel pieno della notte con degli attacchi d’ansia.

Sognavo di essere dentro questa cupola buia e di soffocare per mancanza d’aria.

Mi svegliavo di colpo, senza fiato e con il cuore che batteva a mille.

 

(Ci tengo a ricordare che non avevo ancora iniziato il ritiro, a questo punto mancava più di un mese)

 

Dopo la terza nottata così, ho capito che c’era un messaggio per me.

 

Ho capito che c’era una parte di me che voleva fare questa esperienza, ma c’era anche un’altra parte che aveva una grossa paura e resistenza. Era terrorizzata.

 

Mi prendo qualche giorno per capire cosa fare. La tentazione di annullare tutto era forte.

 

Decido di fare da mediatore tra queste due parti, cercando di assecondarle tutte e due. Sia la parte che voleva fare il ritiro, che quella che aveva il terrore di farlo.

 

Decido intuitivamente di ridurre il ritiro, da 7 giorni a 3 giorni.

 

Mi sono detto: “Posso iniziare con 3 giorni, se va bene, posso sempre tornare e farne un altro”

 

La cosa che mi preoccupava di più era la mancanza d’aria.

 

Nel 2018, mente ero in Ecuador, feci una “Sweat Lodge ceremony” con degli Shamani, e fu un’esperienza traumatizzante.

La Sweat Lodge è una cerimonia tipica del Sud America, organizzata all’interno di una tenda, dove si inseriscono delle pietre ardenti e si raggiunge una temperatura estremamente elevata.

Durante questa cerimonia si suonano strumenti, si fanno canti,  preghiere e rituali Shamanici. Si bruciano spezie, incensi ed erbe sacre. La temperatura elevata porta spesso ad avere degli stati di allucinazione e di coscienza alterata.

Durante quella cerimonia, ho avuto delle grandi difficoltà a respirare e mi sono sentito estremamente debole, a causa dell’alta temperatura e dell’intensa energia presente nella tenda.

Ed eccomi qui, due anni dopo, con la paura di restare nuovamente chiuso in un ambiente estremamente caldo e carico di energia spirituale.

Si è risvegliata in me la stessa paura, perché questi Earth Domes (cupole) sono costruite interamente di terra, e al loro interno non c’è nessun ventilatore e tantomeno aria condizionata.

C’è un sistema di ventilazione alimentato da un pannello solare, che si può usare solo poche ore al giorno, e serve solamente per far circolare l’aria, non per rinfrescarsi.

Mi trovo in Thailandia, immerso nella giungla, con un clima tropicale, estremamente caldo ed umido. Stare chiuso in una cupola di 3 metri, fatta di terra, completamente al buio, senza aria fresca, mi portava a rivivere quei momenti della Sweat Lodge Ceremony e ad avere questi attacchi d’ansia anticipatori.

 

Ecco una foto della cupola di terra di Koh Phangan che mi stava aspettando.

 

LA PROFEZIA

 

La sera prima di iniziare il ritiro al buio, parlo al telefono con mio padre per raccontargli l’esperienza che sarei andato a fare.

 

Appena sente che trascorrerò 3 giorni al buio, mi dice: “Ah, proprio come la profezia Cristiana.”

 

Io rispondo: “Che profezia Cristiana?”

 

Lui mi dice: “Tua zia pochi giorni fa mi ha raccontato di una profezia che molti cristiani stanno attendendo da diverso tempo. Diversi santi hanno ricevuto intuizioni divine che sulla terra avremo presto 3 giorni di buio.” 

 

Mentre ascoltavo le sue parole, ho sentito un brivido attraversarmi la schiena, e nel giro di pochi secondi, mi sono ritrovato con la pelle d’oca su tutto il corpo.

 

Non ero a conoscenza di questa profezia, ma ascoltando le sue parole è come se tutto fosse stato divinamente collegato. Non so come e non so perché, ma sentivo che c’era un qualcosa di più grande che mi stava invitando a fare questa esperienza di 3 giorni al buio.

 

Se ti interessa approfondire questa profezia, basta che cerchi su Google o su Youtube: “3 giorni al buio” e troverai molti contenuti. Alcuni dicono che questa profezia sia stata ricevuta da Padre Pio, altri dalla beata Anna Maria Taigi, ed altri invece danno credito ad altri santi e mistici. In realtà poco importa.

 

Ciò che conta è che nella tradizione Cristiana questa profezia viene attesa da molto tempo. E la vita, per qualche misterioso motivo, mi stava invitando a viverla sulla mia pelle.

DARK RETREAT EARTH DOME

 

La mattina del 6 Agosto 2020 prendo un battello da Koh Samui a Koh Phangan e mi dirigo al ritiro.

Prima di arrivare, mi fermo ad un piccolo 7-eleven per prendere una bottiglia d’acqua da 5 litri, da tenere all’interno della cupola.

Arrivato a destinazione, mi aspetta Antosh, il proprietario del Dark Retreat Earth Domes, e mi accompagna subito alla cupola.

Antosh ha costruito due “Earth Domes” (cupole) nel corso degli anni. Una è più piccola ed ha il bagno nello stesso spazio in cui si medita e dorme. Mentre la seconda è leggermente più grande, ed ha un piccolo bagno separato.

Per non rendere l’esperienza più complicata di quanto già lo fosse, ho deciso di prenotare la cupola più grande, con il bagno annesso.

 

Questa è la foto della cupola più piccola.

 

 

Questa invece è la mia cupola, con il bagno annesso.

 

Antosh mi invita ad entrare velocemente nella cupola, visto che c’erano molte zanzare intorno a noi. Lui entra con me, e chiude subito la porta/oblò.

 

 

 

La sensazione appena entrato nella cupola, è stata di puro shock.

 

Senza rendermene conto e senza avere il tempo di prepararmi all’ingresso, ero già dentro la cupola, con Antosh che mi stava già spiegando alcune cose logistiche da tenere a mente per i giorni successivi.

 

Mi aspettavo un ingrosso più armonioso ed una piccola preparazione prima di entrare, ma non è stato così.

 

L’idea di trascorrere 3 giorni al buio lì dentro, ha creato in me un mix di panico ed angoscia.

 

Ho sentito un istinto immediato di voler uscire subito, annullare il ritiro e tornare a casa.

 

Ho cercato di tranquillizzarmi, di respirare profondamente e di essere onesto con Antosh.

Gli ho detto: “Sono preoccupato Antosh, non so se riuscirò a stare qui dentro per 3 giorni.”

Lui è stato molto comprensivo. Chissà con quante persone terrorizzate ha avuto a che fare nel corso degli anni. 🙂

Ci siamo seduti per terra e mi ha iniziato a tranquillizzare. Mi ha detto che è assolutamente normale che la mente sia agitata e preoccupata prima di intraprendere un’esperienza del genere, sopratutto se è la mia prima volta.

 

“Non sei tu ad avere paura, ma la tua mente.”

 

Questa sua frase è stata fondamentale.

 

Poi ha aggiunto:

“Stare al buio, senza far nulla, senza stimoli, senza alcun intrattenimento e perdendo completamente la percezione di tempo e spazio, è l’incubo della mente umana. E’ normale che sia terrorizzata.”

 

“Se proprio non ce la fai, puoi sempre uscire.” ha aggiunto.

 

Mi ha anche dato una torcia e mi ha detto che se il buio è troppo intenso, posso sempre accenderla e tranquillizzarmi.

 

Dopo queste parole mi sono sentito molto più tranquillo e quella sensazione di panico, si era ridotta drasticamente.

 

Prendere le distanze dalla mia mente, senza identificarmi con le sue paure, è stato fondamentale.

 

Mi conforta dicendo: “Hai fatto Vipassana, hai fatto Ayahuasca… e puoi fare anche questa. 3 giorni poi, sono una passeggiata. Molte persone rimangono qui dentro per 21 giorni.”

 

Iniziava a nascere in me una sensazione di potercela fare… e di avere Antosh dalla mia parte, che credeva in me.

 

Dedica qualche minuto a spiegarmi cosa c’è all’interno della cupola, facendo luce con la torcia.

 

Lo spazio è molto piccolo. C’è un materasso a terra su cui dormire, una sedia, un cestino, un cuscino di meditazione ed un tappetino di yoga. That’s it!

 

Poi c’è il bagno. Chiamarlo bagno è un parolone. C’è un piccolo gabinetto alla turca, e di fianco un rubinetto. Sotto al rubinetto c’è un secchio grande di plastica con al suo interno un secchiello più piccolo. Ecco, quella è la doccia, che funge anche da lavandino.

 

Dentro di me pensavo: “Già è complicato andare in bagno al buio… perché complicare le cose mettendoci un turca?!” 

 

Durante i 3 giorni di ritiro non è stato per nulla facile usare la turca, completamente al buio. Però con un po di pratica ed usando le mani per capire le distanze, ci si abitua.

 

Ti metto qui sotto una foto del bagno, poi per il resto puoi usare la tua immaginazione. 🙂

 

 

Per entrare nel bagno bisognava abbassarsi ed entrare in questo buco. Con la luce può sembrare semplice. Ma le botte che ho preso alla schiena ed alla testa non saprei come spiegarle a parole.

 

Antosh mi spiega le ultime cose. Poi mi saluta e mi augura un buon ritiro.

 

Chiude la porta esterna, ci appiccica sopra un pannello di plastica per bloccare ogni spiraglio di luce, e si allontana.

 

Sono da solo. Completamente al buio.

 

Ed il ritiro ha ufficialmente inizio.

 

L’INIZIO DEL RITIRO

 

Durante la prima mezz’ora sono ancora abbastanza sotto shock. Non mi sembrava vero che dopo un mese e mezzo di attesa e di preparazione, ero lì.

Quel ritiro che tanto avevo immaginato e che tanto mi aveva causato ansia, era diventato realtà in quel momento. Ci ero dentro. Lo stavo vivendo.

Ero totalmente al buio. Non vedevo assolutamente nulla.

 

Tenere gli occhi aperti o chiusi non faceva alcuna differenza. Esisteva solo il buio.

 

Metto le lenzuola sul materasso e mi siedo. Mi immergo subito in una meditazione, così da tranquillizzarmi ed ambientarmi.

La mia mente torna all’attacco: iperattiva e spaventata. C’erano numerosi pensieri che mi impedivano di meditare:

” non so se ce la faccio.”

” mi manca già l’aria.”

” e se mi viene un’attacco di panico?”

” e se impazzisco?”

“Ma chi me l’ha fatto fare?”

” E’ un’esperienza troppo estrema per me”

“Non sono un meditatore.

“Questa esperienza è per veri meditatori, non per me.”

 

E così via…

 

Mentre questi pensieri continuavano ad emergere aggressivamente nella mia coscienza, mi ricordavo le parole di Antosh:

 

Non sei tu ad avere paura, ma la tua mente.

 

Cercavo di ricordarmi che non ero io ad avere questi pensieri, ma la mia mente.

 

Non ero io ad essere spaventato, bensì la mia mente.

 

Io non sono la mia mente.

 

Non sono i miei pensieri.

 

Quei pensieri erano un tentativo disperato da parte della mia mente per farmi uscire da quel buco nero e tornare alla mia vita normale, alla luce.

 

Stare al buio per 3 giorni senza fare nulla, era sinonimo di “morte” per lei, e non volendo morire, cercava di resistere e di spaventarmi il più possibile.

 

Così ho provato di nuovo a fare da mediatore, tra la mente e il cuore.

 

“Ricordi gli attacchi d’ansia di notte? eri spaventata.”

 

“Io ti ho ascoltata, ed anziché fare 7 giorni, ho ridotto il ritiro a 3 giorni. L’ho fatto per te, perché so che hai paura di morire. Ma ora, ti chiedo di fare almeno 3 giorni in tranquillità insieme a me.

Non c’è nulla di cui aver paura. Non c’è nessuno qui. Non c’è nessun mostro che compare da un momento all’altro. Siamo da soli. Al sicuro. Protetti. In silenzio. Tranquilli.

Tra qualche giorno usciremo da qui e torneremo alla vita normale. Sarà un ricordo lontano, proprio come abbiamo fatto con il ritiro Vipassana di 10 giorni. L’hai già fatto, e lo puoi fare ancora.

Quindi rilassati e lascia che questo buio possa portare un po di verità nella nostra vita.”

 

E’ incredibile ciò che è successo.

 

Con questo dialogo pacifico ed amorevole, la mia mente si è calmata immediatamente, e tutta l’ansia e le paure sono scomparse.

 

Da un momento all’altro mi sentivo completamente tranquillo, a mio agio, in pace… e soprattuto… a casa.

 

Non mi mancava più l’aria, non avevo più paura di soffocare, di avere attacchi di panico o di impazzire.

 

Ero pronto per stare 3 giorni all’interno di questa cupola, al buio, in silenzio, con me stesso e con l’intelligenza divina che mi aveva guidato fino a qui.

 

La mia mente aveva lasciato il posto da conducente ed aveva accettato di sedersi sul sedile del passeggero. Almeno per questi 3 giorni.

 

Da quel momento in poi, la mente è diventata mia alleata.

IL CIBO

 

Molte persone mi hanno chiesto se potevo mangiare durante il ritiro e se si, come funzionava logisticamente.

 

La risposta è si.

 

Durante il ritiro potevo mangiare ed Antosh offriva un servizio di “catering”. Per circa 20 dollari al giorno, mi portava un frullato fresco di cocco la mattina, intorno alle 8, ed un piatto di verdure e riso a pranzo, intorno alle 12. Poi digiuno fino alla mattina dopo.

Era un digiuno intermittente, un po come fanno con i ritiri di meditazione Vipassana.

Per consegnarmi il cibo, lo inseriva all’interno di un tubo blu, che collegava l’esterno della cupola con l’interno.

Per non far entrare la luce, Antosh apriva il tappo esterno di questo tubo, inseriva il cibo al suo interno, lo chiudeva, poi bussava 3 volte sulla porta della cupola, per farmi capire che il cibo era pronto.

Io dopo qualche minuto aprivo il tappo dall’interno, inserivo la mano nel tubo ed estraevo il cibo.

 

Ecco una foto del tubo blu, in basso a sinistra, dove Antosh inseriva il cibo.

 

A dir la verità, durante i 3 giorni non avevo per nulla appetito.

Non so se era per il buio, per l’intensità dell’esperienza o per altro, ma avrei potuto tranquillamente digiunare o bere solamente il frullato di cocco la mattina. Però ho deciso comunque di mangiare il cibo che mi portava. Sia perché l’avevo già pagato, che per rispetto nei suoi confronti.

Non c’è stata comunicazione tra me e Antosh durante il ritiro. Se dovevo comunicargli qualcosa, potevo scrivere su un foglio di carta (si, al buio) ed inserirlo nel tubo blu.

 

I 3 GIORNI AL BUIO

 

All’interno della cupola, trascorrevo il mio tempo principalmente a:

  • Meditare
  • Pensare
  • Scrivere
  • Dormire
  • Andare in bagno

Facevo circa 2 docce al giorno, se così possiamo chiamarle. In pratica mi tiravo 2-3 secchiate d’acqua fresca sul corpo al giorno.

All’interno della cupola c’era un’umidità pazzesca, e quelle “docce” erano il mio piccolo piacere quotidiano.

Trascorrevo le giornate sdraiato sul materasso, sulla sedia e sul cuscino di meditazione.

Ho provato a fare un po di yoga ma non ci sono riuscito. Troppo caldo, mi girava la testa e non avevo le energie per muovere troppo il corpo.

 

La percezione del tempo è completamente scomparsa.

 

Gli unici appuntamenti erano con Antosh. Quando bussava e mi portava il frullato di cocco sapevo che erano le 8 di mattina. Quando bussava e mi portava il riso e la verdura, sapevo che erano le 12. Per il resto, il vuoto.

Aspettavo Antosh non tanto per il cibo, visto che il mio appetito era quasi inesistente, ma perché sapevo che il tempo stava passando, e la mia mente era contenta. 🙂

A volte 3 ore al buio, senza fare nulla, mi sembravano un’eternità. Posso dire che quei 3 giorni sono sembrati come 3 settimane di una vita “normale”.

Non so nemmeno quanto tempo dormivo. Ad intuizione credo che mi addormentavo intorno alle 8 di sera e mi svegliavo intorno alle 4 della mattina. Credo.

 

Oltre alla percezione del tempo, avevo perso anche la percezione dello spazio.

 

E’ come se il mio corpo si fosse dissolto completamente nel nulla. Non esistevo io. Non esisteva la cupola. Non esisteva più nulla.

 

Esisteva solo la mia consapevolezza. Non c’era più nulla di fisico e di materiale. L’unica cosa che esisteva era la mia presenza. Era l’unica cosa che mi ricordava che ero vivo, che esistevo.

 

Una sensazione unica, mai provata prima. Difficile da spiegare a parole.

 

Durante i 3 giorni mi capitava spesso di meditare con la frase di Ramana Maharshi:

 

Who am I?

 

Ovvero… “Chi sono?”

 

Se non sono più la mia mente… 

Se non sono più i miei pensieri…

Se non sono più il mio corpo…

Se non sono più lo spazio intorno a me…

Se non sono più nulla di fisico e di materiale…

 

Chi sono?

 

MESSAGGI RICEVUTI AL BUIO

 

Di seguito vorrei condividere con te le lezioni più importanti di questi 3 giorni al buio.

Sono delle consapevolezze, realizzazioni, intuizioni e messaggi che ho ricevuto direttamente dal buio, dal silenzio, da questa presenza più grande che ci ha creati e che ci regna.

Questa presenza che, quando mettiamo la nostra mente sul sedile del passeggero e creiamo spazio e silenzio, può parlarci in modo molto più chiaro e diretto.

Ovviamente sono successe molte più cose, ti dico solo che ci ho messo 2 giorni per trascrivere tutti gli appunti che ho preso al buio.

 

Molte di queste cose sono estremamente personali ed intime, alcune le condividerò con te tra poco, altre invece, preferisco tenerle per me.

 

Con questi punti mi metto particolarmente in gioco. Spero che tu possa apprezzare la trasparenza e la vulnerabilità.

 

Nelle settimane successive al ritiro, ho creato un video ed un piccolo articolo blog per descrivere ogni punto.

 

Vediamoli insieme.

 

1) MI SONO SENTITO A CASA

 

E’ difficile da descrivere e non mi aspettavo minimamente di provare questa sensazione.

Ma dopo aver superato l’ansia iniziale ed aver tranquillizzato la mente, mi sono sentito completamente a casa nel buio.

 

Una sensazione di essere al sicuro, protetto, coccolato.

 

Di non dovermi preoccupare di niente. Di non dover fare nulla. Di non dover apparire in nessun modo. Di non dover raggiungere alcun risultato.

 

Mi sentivo al riparo dal mondo esterno.

 

Al riparo dai suoi rumori, dalle sue luci, dal suo caos, dalle sue aspettative, dalla sua pressione, dal suo giudizio continuo…  e dal suo invito inconscio di essere qualcuno e di diventare qualcuno.

 

Io invece in quel momento mi sentivo libero di non essere nessuno e di non voler diventare nessuno.

Semplicemente ero.

 

Il buio mi ha dato il permesso di lasciarmi andare completamente nel vuoto e nel silenzio della mia vera natura.

 

Essere… anziché fare.

 

2) INTUIZIONI SUL FUTURO

 

Durante il primo giorno, è emersa una domanda:

 

Perché sono qui? Qual è il motivo di questo ritiro al buio?

 

La risposta è stata sorprendente.

 

“Sei qui per vedere il buio nella tua vita.”

 

“Ma sei qui anche per assaporare il buio che la società sarà costretta a vivere tra poco”

 

Ho fatto un video dove ti racconto tutta la storia e condivido le “previsioni future” che ho ricevuto.

 

Purtroppo non sono intuizioni molto positive.

 

Anzi.

 

Sono particolarmente negative. 

 

Ma credo che sia opportuno condividerle apertamente, anche se c’è un parte di me che ha paura che siano delle semplici invenzioni della mia mente.

 

Può essere. Dunque ti invito a prendere con le pinze ciò che andrò a condividere con te.

 

In particolar modo, condividerò con te:

 

  • Il motivo per cui sono stato chiamato nel buio.

 

  • Intuizioni su ciò che accadrà nel mondo nei prossimi 12 mesi.

 

  • Il motivo per cui la vita ci vuole far vivere delle esperienze difficili e sofferenti.

 

  • Chi soffrirà di più e chi invece sarà guidato e supportato.

 

 

 

3) TORNARE A SENTIRE.

 

In questi giorni di silenzio, mi sono reso conto di quanto ci sia bisogno di silenzio nella nostra società. 

 

Viviamo costantemente nel caos. Nella distrazione. Nel traffico. Nei rumori delle città. Nel vociare della gente. Nel parlare con amici, parenti, familiari, colleghi. Nel frastuono della televisione, della radio, dei social media. Bombardati costantemente da pubblicità e messaggi subliminali.

 

Nella nostra società, trascorriamo davvero poco tempo in silenzio.

 

Il caos ci porta a pensare e ad usare costantemente la nostra mente. Il silenzio invece, ci permette di sentire. 

Al giorno d’oggi abbiamo un bisogno disperato di tornare a sentire.

Sentire le nostre emozioni. Sentire il nostro mondo interiore. Sentire il nostro cuore sussurrare. La nostra anima vibrare.

Il silenzio è l’unico modo per tornare in contatto con noi stessi, con la nostra vera natura, con la vita.

 

Ho fatto un video dove provo a condividere questo silenzio… e questo sentire… in parole.

 

 

4) CHIUDERE IL CAPITOLO ATTUALE.

 

Nel secondo giorni di ritiro al buio, ho ricevuto un messaggio molto chiaro:

 

E’ arrivato il momento di chiudere.

 

Era già da diversi mesi che l’intuito mi sussurrava il cambiamento che dovevo intraprendere. Ma lo ignoravo.

 

L’idea di “distruggere” ciò che avevo creato negli ultimi anni con tanto sacrificio, mi sembrava pura follia. 

 

L’invito era semplice:

 

Chiudi ciò che hai creato negli ultimi anni. Perché dobbiamo evolverci. 

 

Questo voleva dire eliminare definitivamente i miei 3 E-book: Freedom Lifestyle, Roadmap e Business Digitale.

Ma soprattutto, la cosa più difficile da fare, era chiudere il mio corso The Bridge.

 

Questi prodotti sono il mio più grande lavoro, la mia carriera e ciò a cui ho dedicato gli ultimi 3 anni della mia vita. Oltre al fatto che sono le mie fonti di guadagno principali.

 

Ma che senso ha? perché chiudere ciò che funziona? Perché chiudere ciò che ho costruito con tanto impegno e dedizione? Ma soprattutto, perché distruggere le mie fonti di guadagno?

 

La mia mente non lo sa. Non ha alcun senso questa richiesta. E’ pura follia. Pura auto-distruzione. Un vero e proprio suicidio lavorativo ed economico.

 

Ma c’è una parte di me, più intima, più profonda, che sa perfettamente ciò che sta accadendo.

Quella parte è il mio Cuore: coraggioso, libero, spontaneo, creativo e soprattutto, estremamente connesso con l’intelligenza divina.

 

Il cuore mi sta gentilmente invitando a lasciar andare il vecchio, per poter creare del nuovo.

 

Mi sta invitando a chiudere questo capitolo, per poterne scrivere uno nuovo.

 

Mi sta invitando a non attaccarmi ed identificarmi con ciò che ho creato.

 

Mi sta invitando ad abbracciare l’incertezza: lavorativa ed economica.

 

Mi sta invitando a fidarmi di questa intelligenza divina, che mi ha creato e che mi governa.

 

Mi sta invitando a vivere nel coraggio dell’amore… e non nella rigidità della paura. 

 

Mi sta invitando a perdermi per ritrovarmi. 

 

La mia mente rifiuta tutti questi inviti. Li trova assurdi.

E’ incerta, spaventata, insicura, confusa, persa.

Vuole rimanere attaccata a ciò che è certo, stabile, sicuro.

Vuole rimanere in controllo. Vuole continuare a sopravvivere.

 

Ma la chiamata è troppo forte per essere ignorata.

 

Se immagino la vita come se fosse un videogioco, c’è il cuore che vuole portarmi al livello successivo, e la mente che mi vuole tenere fermo dove sono.

 

Il cuore in passato mi ha già fatto fare diversi passi nel buio, che mi terrorizzavano, ma che alla fine mi hanno portato al livello successivo. Tra tutti, nel 2012 mi sono licenziato dall’Hilton di Dubai ed ho abbandonato una promettente carriera nel mondo degli hotel di lusso.

Anche in quel caso, non aveva assolutamente senso per la mia mente. Ma aveva perfettamente senso per il cuore. Voleva farmi crescere. Evolvere. Voleva farmi vedere terre nuove. Voleva farmi vivere una vita più libera e più allineata con la mia vera essenza.

Grazie a dio l’ho ascoltato… anche se non è stato per nulla facile.

 

Ed oggi, nonostante la paura, la confusione e l’incertezza… lo ascolto di nuovo.

 

Ne parlo meglio in questo video:

 

Alla fine del video ho 2 domande per te molto importanti, che ti invito a prendere in considerazione.

 

 

5) FINO AD ORA HO GIOCATO.

 

Durante i 3 giorni al buio, ho ricevuto una consapevolezza importante, ma anche abbastanza scomoda:

 

In tutti questi anni, ho giocato al gioco della spiritualità.

 

O come dice Adyashanti, ho fatto “Window shopping”. Ovvero ho fatto tanti assaggi di esperienze mistiche e spirituali.

 

Tutte queste esperienze sono state straordinarie, e mi hanno permesso di crescere molto e di capire molte cose sulla vita e su me stesso. Ma, in realtà, stavo comunque giocando al gioco della spiritualità.

 

Cosa intendo per giocare al gioco della spiritualità?

 

Intendo che, in fondo in fondo, ciò che mi spingeva a fare queste esperienze spirituali, non era tanto la ricerca della VERITA’ o di una REALIZZAZIONE SPIRITUALE.

 

Ma era più un desiderio egoico di migliorare la mia vita, di ridurre la sofferenza e di poter vivere emozioni più piacevoli, come l’amore, la pace interiore, la gratitudine e così via.

 

Non c’è nulla di male in questo. Non mi fraintendere. Credo che il 99% delle persone che intraprendono un cammino spirituale, lo facciano proprio per stare meglio, per cercare di eliminare delle sofferenze nella propria vita.

 

Da qualche parte dobbiamo pur iniziare. Spesso la vita ci invita ad intraprendere questo cammino spirituale, proprio attraverso il dolore.

 

E’ il dolore, la sofferenza ed un’insaziabile insoddisfazione che motivano molti di noi nel trovare una soluzione, una guarigione, una risposta più profonda.

 

Ma molto spesso, più andiamo avanti e più questo cammino si fa intenso. Anziché darci ciò che cerchiamo, ovvero pace, amore, gioia e libertà… questo cammino diventa sempre più profondo e mistico.

 

Ci rendiamo conto molto presto che, se vogliamo scoprire la vera pace, il vero amore, la vera gioia e la vera libertà, dobbiamo prima andare nella direzione opposta, ed entrare nei meandri più oscuri della nostra esistenza.

 

Dobbiamo immergerci completamente nel buio, per trovare la luce.

 

Ed è proprio quello che è successo a me negli ultimi mesi.

 

La vita mi ha invitato nel buio, per darmi un’assaggio di quella che è la vera spiritualità.

 

Un’assaggio della verità.

 

Un assaggio della mia vera natura.

 

E quell’assaggio mi è bastato per mandarmi a gambe per aria. Per vedere l’illusione in cui ho vissuto per 32 anni della mia vita…

 

E per farmi vedere chiaramente come, in questo momento, sono nella scuola materna della spiritualità, illudendomi invece di essere all’università.

 

Questo assaggio di verità mi sta portando a vivere un periodo molto turbolento. Di completa confusione, smarrimento e di vuoto esistenziale.

 

Ciò che prima mi entusiasmava, ora non mi entusiasma più. Ciò che prima mi motivava, ora non mi motiva più.

 

Mi ha fatto mettere in discussione completamente la mia vita e la mia identità.

 

Ma allo stesso tempo, è come se avessi ricevuto il dono più grande che un essere umano possa mai ricevere:

 

Il dono della verità. 

 

Una verità scomoda, dolorosa, difficile, terrificante. Ma allo stesso tempo dolce, pura e piena di amore.

 

Ti invito a guardare il video che ho fatto qui sotto, dove condivido i miei pensieri su questo assaggio di verità… ed anche la battaglia interiore che sto vivendo tra il mio Ego che vuole rimanere in controllo… e la Verità che vuole liberarmi.

 

 

6) UMILTA’.

 

Due giorni fa ho parlato con mio nonno, che ha 98 anni.

Più che dalle sue parole, sono stato colpito dai suoi occhi. Ho visto degli occhi innocenti, puri, sinceri… umili.

 

Occhi vuoti di ego, e pieni di anima.

 

Il giorno dopo, ovvero ieri, ho trovato per caso su Netflix un piccolo documentario da 30 minuti, che si chiama “Going home”. E’ la storia di Ram Dass, prima della sua morte.

 

E’ stato un documentario toccante, ma sopratutto, i suoi occhi mi hanno ricordato quelli di mio nonno.

 

In particolar modo questo sguardo.

 

Uno sguardo che risveglia in me una parola: UMILTA’.

 

Umiltà verso la brevità della vita.

Umiltà verso la malattia.

Umiltà verso la vecchiaia.

Umiltà verso la fragilità e la vulnerabilità di noi esseri umani.

Umiltà verso l’impermanenza di questa esistenza.

Umiltà verso la vita… quest’intelligenza divina che ci ha creati…

 

Umiltà verso Dio.

 

Questo messaggio di Umiltà, mi è arrivato intensamente durante il ritiro di 3 giorni.

 

Diventa più umile.

 

Stando al buio, mi sono reso conto di quanta arroganza e presunzione ho sviluppato negli ultimi anni, senza rendermene conto. Soprattutto con il mio lavoro e con la condivisione dei video su Youtube.

Mi sono ritrovato spesso a dare consigli di vita, a spiegare cose, a condividere esperienze… non da una posizione di umiltà, ma da una posizione di presunzione e superiorità.

 

Questa realizzazione mi ha portato in lacrime più e più volte, facendo nascere in me una sensazione quasi di disgusto verso il mio lavoro ed il mio modo di comportarmi. Ma devo dire che è stato anche uno dei doni più grandi che abbia mai ricevuto…

 

… perché mi ha permesso di vedere l’illusione, di capire, di correggere… e di crescere.

 

Quando siamo nel pieno della nostra vita, a 20, 30, 40, 50 anni, è molto facile perdersi nel nostro Ego.

 

Crediamo di essere i protagonisti della nostra vita.

 

Crediamo di essere invincibili.

 

Crediamo di sapere ciò che stiamo facendo. E di sapere come vivere.

 

Diamo per scontata la nostra energia, la nostra salute ed il nostro entusiasmo per la vita.

 

Diamo la priorità al successo, al lavoro, al denaro, alla famiglia, alla realizzazione personale e a tutti gli oggetti luccicanti del mondo esterno.

 

Così facendo, spesso ci dimentichiamo della nostra vera natura. Ci dimentichiamo della nostra mortalità.

 

Perdendo così l’umiltà verso la vita.

 

In questo video ho condiviso qualche pensiero in più sull’umiltà, sulla vita, sulla morte e sull’illusione di noi esseri umani.

 

Ti invito a guardarlo. 🙂

 

 

 

7) LA RIVELAZIONE PIU’ GRANDE

 

Durante il terzo giorno del ritiro al buio, ho ricevuto inaspettatamente la rivelazione più grande della mia vita.

 

Mi è stato mostrato il tutto.

 

La mia natura, la natura dell’uomo, la natura dell’universo, del mondo… di tutto.

So bene che può sembrare una dichiarazione grossa e magari anche presuntuosa. Per questo motivo ci tengo a precisare che si tratta semplicemente della mia esperienza personale. Di ciò che ho provato sulla mia pelle, mentre ero in ritiro al buio.

 

La mattina del terzo giorno, mentre meditavo, mi sono dissolto completamente nel nulla.

 

In quel momento ho realizzato che la nostra vera natura è proprio quella: il nulla.

 

Il vuoto.

Il buio più totale.

 

L’infinito.

 

Il silenzio.

 

La non-esistenza.

 

Quel luogo che non ha luogo. Non ha tempo. Non ha spazio.

 

Non esiste.

 

Da quel luogo, mi è stata rivelata la nascita della vita.

 

La nascita dell’universo. Del mondo. Di me. Di te. Di tutti noi esseri umani.

 

Dal buio infinito, è nata una luce.

 

Una luce che ha iniziato ad espandersi, dando forma alla creazione. Alla vita.

 

All’universo. Ai pianeta. Alla terra. Alla natura. Agli animali. All’essere umano. Alla società che conosciamo oggi.

 

Quella luce, riflessa nel buio, ha creato quella che noi consideriamo LA REALTA’.

 

Immagina di essere in una sala del cinema.

 

Una sala completamente buia.

 

Non vedi il tuo corpo e non vedi nulla intorno a te.

 

In quel preciso momento, non esiste nulla e non esisti tu.

 

Di colpo si accende la luce di un proiettore, che illumina il tuo corpo. E grazie a quella luce, ti ricordi di avere un corpo.

 

Insieme al tuo corpo, quella luce proietta sul muro davanti a te anche delle immagini. Proietta delle persone. Delle situazioni. Delle esperienze.

 

 

Quella luce proietta la vita.

 

Proietta il mondo.

 

Proietta la realtà.

 

Oltre ad illuminare e proiettare te stesso, sta proiettando anche tutto ciò che ti circonda e che consideri reale.

 

A questo punto la domanda sorge spontanea:

 

E se spegnessimo quel proiettore, cosa succederebbe?

 

 

Chi sei senza quella luce?

 

 

Cos’è la realtà senza quella luce?

 

Oppure possiamo chiederci:

 

 

Un film può esistere senza il proiettore?

 

 

Guarda il video per scoprire la rivelazione del terzo giorno.

 

 

 

(Sono successe tante altre cose durante il ritiro,  le aggiungerò man mano che pubblicherò nuovi video sul canale YouTube)

 

Stay tuned! 😉

 

 

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